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Cosa che però la 15enne non gli avrebbe voluto rivelare. Tutto è cominciato poco dopo le 7. La ragazza affidata dai servizi sociali ai nonni materni stava andando a prendere l’autobus per recarsi a scuola a Vico del Gargano: ecco il racconto dell’amica che era con lei (dalla nostra inviata Francesca Russi).

La sua popolarità si riflette anche sui social network: il profilo instagram della modella supera i tre milioni di followers. La vita privata non le regala meno soddisfazioni, un matrimonio con il dj Sunnery James e due figli, Phyllon e Myllena. Il successo di Doutzen non accenna a fermarsi.

Ma il vero colpo di fortuna è stato atterrare nel film d’esordio alla regia dell’attore Tim Roth Zona di guerra del 1999, che lo ha portato ai maggiori festival di tutto il mondo.Dopo aver fatto un provino per entrare nella boyband irlandese dei Boyzone (dalla quale è stato poi scartato), diventa uno degli idoli di Hollywood recitando nel film di Joel Schumacher Tigerland (2000): storia di due soldati americani in un campo di preparazione della Louisiana del 1971 (poco prima di andare in Vietnam). Il ruolo del vigoroso Bozz, che vorrebbe lasciare l’esercito e organizza azioni di protesta, portando fratture fra i soldati e i loro ufficiali, gli permette di innalzarsi fra i migliori nuovi volti del millennio.Non passa inosservato al regista Thaddeus O’Sullivan che lo inserisce in un film con Kevin Spacey, Un perfetto criminale (2000), e incarnerà un perfetto Jesse James nella pellicola western Gli ultimi fuorilegge (2001). In seguito, tornerà davanti alla macchina da presa di Schumacher che gli offrirà il ruolo migliore di tutta la sua carriera, quello di Stu Shepard nel thriller In linea con l’assassino.

Eppure, anche allora esisteva una opposizione politica, ed era perfino pi?forte e ramificata. La differenza, forse, sta proprio qui. Non tanto nel grado di indignazione accumulata, che gi?allora era altissima, ma nel fatto che in una citt?come quella di oggi, con partiti sempre pi?deboli e con organizzazioni sociali sempre meno rappresentative, un colpevolmente compressa si sia finalmente liberata.

Reiko coinvolge il suo ex marito Ryuji in un’indagine frenetica per salvare le loro stesse vite, dopo che i due hanno visto la cassetta, che li porta a riesumare un misterioso caso paranormale del passato.Come molto spesso accade per l’horror giapponese, l’idea di partenza di Ringu vale mezzo film. Quando la seconda parte sconfina nella ghost story, il relativismo culturale ci impedisce di godere del genuino e reverenziale terrore che i nipponici hanno per i fantasmi, e che purtroppo, agli occhi degli spettatori occidentali, rende alcune trovate che dovrebbero far paura piuttosto inefficaci. Un film comunque tanto interessante da meritarsi due sequel, un remake hollywoodiano e una nutrita schiera di ammiratori che già parlano di “cult”.

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