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Trovata commerciale? Forse, ma intanto La terza madre, nella crisi di identità di un genere old style, merita tutto il nostro incoraggiamento.Cosa sia successo a Dario Argento in questi anni rappresenta un mistero inedito e strabiliante nella storia del cinema.Si tratta di un fenomeno da studiare, perché credo abbia implicazioni esistenziali e psicologiche piuttosto che puramente creative, e penso che le opere da lui dirette negli ultimi anni siano soltanto l’emanzione di un suo cambiamento profondo.Non si spiegherebbe altrimenti una tale radicalità nell’involuzione del linguaggio filmico, tanto che dobbiamo fare appello ai titoli continuaSono dell’opinione che quando un regista non ha più nulla da dire è meglio che taccia e sparisca dalle scene prima di diventare la parodia di se stesso.Argento ha alle spalle film di grande spessore che lo annoverano tra i migliori registi di genere del film italiano, ma già i primi segnali di decadenza si riscontravano ne il cartaio, il fantasma dell’opera e non ho sonno ma quest’ultimo è veramente il peggio che potesse fare. Degno del peggior splatter, in alcune sequenze non è possibile non continuaHo visto il film ieri sera in DVD. Che dire? Paragonarlo ai suoi due predecessori SUSPIRIA e INFERNO è veramente impossibile.

Certo ha degli alti e bassi, ma tuttavia passabile. Non ho digerito molto il montaggio, a tratti troppo frenetico, ad altri alterna momenti lenti a momenti veloci, ma tuttavia la storia comprensibile e interessante: la vita di Ray Charles, i suoi problemi con la droga, la moglie, la sua musica, i suoi sentimenti, tutto questo in 150 minuti in un film che nonostante le piccole imperfezioni che ho menzionato prima scorre molto pi in fretta di quanto si possa immaginare. Ma la vera sorpresa del film Jamie Foxx, diciamolo un film che senza di lui probabilmente non avrebbe avuto lo stesso effetto.

La Prima Guerra Mondiale è stata la prima carneficina della modernità, una divoratrice di giovani. C’è chi l’ha vissuta in prima persona e l’ha raccontata. Piero Calamandrei (vedi un sunto biografico del grande giurista scritto da Stefano Rodotà per il Dizionario Biografico degli Italiani Treccani vol. Un libro cult dunque, dal quale nel 1973 è stato tratto il film Il gabbiano Jonathan con le musiche di Neil Diamond. La storia di un gabbiano può essere così avvincente, così universale? Evidentemente sì. Il giovane Jonathan si isola dal suo branco: mentre gli altri son dediti esclusivamente alla ricerca di cibo lui si ostina a imparare tecniche .

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